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Italy Divide 2026 - Più di un viaggio

Italy Divide 2026 - Più di un viaggio

Per mesi avevamo parlato praticamente solo di quello.
Tracce GPX, materiali da portare, allenamenti, dubbi sull’attrezzatura, previsioni meteo controllate ossessivamente, messaggi a tarda sera per capire se fosse meglio una giacca più pesante o qualche grammo in meno.
Ogni uscita in bici nei mesi precedenti aveva un significato diverso, perché sapevamo che ci stava preparando a qualcosa che avremmo ricordato per sempre.

L’Italy Divide non era semplicemente un evento o un viaggio in bikepacking.
Era un piccolo sogno.

Venerdì 1 maggio siamo partiti per la versione Classic.
Le prime pedalate avevano un sapore speciale: gambe fresche, adrenalina alta e quella sensazione incredibile di essere finalmente dentro all’avventura che avevamo immaginato per così tanto tempo.

Nei primi tre giorni e mezzo abbiamo pedalato insieme.
Ore e ore fianco a fianco, condividendo tutto: la fatica delle prime grandi salite, i momenti di euforia, le pause improvvisate, le battute stupide per alleggerire la stanchezza e quei silenzi che solo chi vive certe esperienze riesce a capire davvero.

Ci siamo trovati immersi in paesaggi che sembravano cambiare continuamente.
Dalla Campania al Molise, poi l’Abruzzo, il Lazio, l’Umbria, la Toscana, l’Emilia Romagna fino al Veneto.
Ogni regione aveva un colore diverso, un odore diverso, una sensazione diversa addosso.

L’Abruzzo probabilmente è stato il luogo che ci ha colpiti più di tutti.
Le montagne lì sembravano immense, quasi fuori scala rispetto a noi e alle nostre biciclette cariche.
Pedalare in mezzo a quei panorami dava un senso di libertà difficile da spiegare, ma allo stesso tempo ti faceva sentire piccolo, vulnerabile.

E proprio lì abbiamo trovato sole, freddo pungente, la neve, vento, il vento contro.
Nel giro di poche ore potevi passare dal pedalare in maniche corte al tremare cercando l’antivento o i guanti a dita lunghe.

Ci sono stati momenti epici e altri decisamente più complicati.
Sentieri distrutti dalla pioggia, le frane, passaggi impervi affrontati spingendo la bici, tratti infiniti nel buio della notte dove il fascio della luce illuminava solo pochi metri davanti a noi e tutto il resto sembrava sparire.

E poi ci sono stati quei momenti quasi surreali che oggi fanno sorridere ma che in quel momento sembravano scene da film, come la fuga dai maremmani in Abruzzo, con l’adrenalina alle stelle e il cuore che batteva più forte che in salita.

Dopo due giorni e mezzo è arrivata una scelta difficile ma inevitabile.
Separarci.

Avevamo ritmi diversi e continuare insieme avrebbe significato sacrificare il passo di entrambi.
Non è stata una decisione semplice, perché fino a quel momento avevamo condiviso ogni chilometro, ogni difficoltà e ogni emozione.

Da lì in avanti ognuno ha affrontato il proprio viaggio.
Da solo, ma mai davvero solo.

Ci sentivamo appena possibile, magari durante una pausa veloce o nei pochi minuti di lucidità prima di addormentarci.
Bastavano poche parole per aiutarsi moralmente, per ricordarsi che anche nella fatica estrema qualcuno stava vivendo la stessa identica esperienza.

E in un’avventura del genere il supporto mentale vale tantissimo.

Ci sono immagini che resteranno impresse per sempre.
L’arrivo a Roma dopo ore infinite in sella.
L’arrivo in Val d’Orcia; sulle strade di Siena, l’arrivo panoramico su Firenze col temporale in arrivo e con quella sensazione incredibile di essere arrivati fin lì solo con la forza delle gambe.

E poi l’emozione indescrivibile di entrare in Emilia Romagna, sentendo il profumo di casa avvicinarsi dopo così tanti chilometri.

Ma l’Italy Divide non è stato solo paesaggi spettacolari e momenti eroici.
È stato anche sonno arretrato, gambe distrutte, dubbi, fame, freddo, pioggia e vento presa in faccia e momenti in cui la mente ti chiede continuamente chi te lo faccia fare.

Ed è proprio lì che succede qualcosa.

Perché quando continui a pedalare anche stanco, anche bagnato, anche nel cuore della notte, inizi a conoscere una parte di te che nella vita normale resta nascosta; esci dalla tua zona di comfort.

Capisci che il vero viaggio non è soltanto geografico.
È anche dentro di te.

Questa esperienza ci ha fatto uscire completamente dalla routine quotidiana.
Per qualche giorno non esistevano orari normali, comfort, impegni o abitudini.
Esistevano solo la strada, la bici e la voglia di andare avanti.

E forse è proprio questo il motivo per cui un’avventura così ti resta dentro in modo così forte.

Perché non è stata semplicemente una sfida sportiva.
È stata una prova mentale, emotiva e umana.

Ci ha messi alla prova, ci ha fatto soffrire, ci ha fatto ridere, ci ha fatto sentire vivi.

E soprattutto ha rafforzato ancora di più il rapporto tra me e Mattia.
Perché condividere qualcosa del genere crea un legame difficile da spiegare a parole.

L’Italy Divide 2026 è stato un viaggio, una sfida e un sogno inseguito fino in fondo.

Difficile.
Faticoso.
A tratti folle.

Ma incredibilmente bello.

Parole: Luca Ferri (Gerry)

Fotografie: Luca, Mattia

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