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Il nostro modo di giocare: The Hills gravel 2026 @Borgoluce (TV)

Il nostro modo di giocare: The Hills gravel 2026 @Borgoluce (TV)

Secondo anno di The Hills, seconda nostra partecipazione. Un evento gravel race abbastanza unico in Italia, con un’aria internazionale spinta dall’affiliazione alla lega Gravel Earth Series. Indipendentemente dalla propria inclinazione (race o no) è uno di quegli eventi che vale la pena osservare da vicino: per chi partecipa e per chi organizza. Un riferimento concreto su come si possano costruire nuove formule anche nel panorama italiano.

Sì, è una gara: ma lo spirito resta quello del divertimento. Non solo per i tanti amatori, ma anche per gli élite, che qui non vengono solo per vincere ma per esserci. Perché The Hills riesce a tenere insieme due cose che spesso non convivono: competizione e piacere di stare dentro un evento. L’organizzazione è solida e precisa, Mattia De Marchi e il suo team conoscono bene questo mondo, probabilmente perché lo vivono in prima persona. E questo si vede nella cura dei dettagli oltre che del percorso. The Hills quest’anno  si è svolta a Borgoluce, un’area agricola estesa sulle colline di Susegana, nel cuore della provincia di Treviso. Vigneti, strade bianche, boschi e tratti più ruvidi creando un flow che funziona perfettamente: continuo, mosso e mai banale.

Il percorso, a detta di chi l’ha provato sulla propria pelle, è stato veramente duro. 125 km con oltre 2000 metri di dislivello: single track, attraversamenti di fiumi, salite e discese tecniche. Non è il classico gravel scorrevole, a The Hills bisogna essere atleti completi non basta spingere sui pedali, serve saper guidare e rimanere concentrati in un percorso che non concede pause. È lì che si capisce cosa significa davvero gravel race, almeno secondo la mia visione.

Tre feed zone ben organizzate, con assistenza neutra o di squadra. Anche questo contribuisce a creare quell’atmosfera quasi da gara motoristica: persone pronte ai “box”, interventi veloci, sguardi tesi e concentrati. Poi succede qualcosa di semplice: anche se non stai correndo per vincere, giochi. Come quando da bambino ti immaginavi qualcun altro, i tuoi idoli, i supereroi, chiunque. Qui succede lo stesso: per qualche ora sei dentro quella storia. Non sei più solo tu su una bici, sei un pilota, hai un ruolo, una missione: una gara da portare a termine. E vuoi crederci fino in fondo.

Anche quando le gambe iniziano a svuotarsi, quando la lucidità cala e la fatica prova a riportarti alla realtà. La finzione rischia di rompersi, è qui che l’incantesimo si incrina ed è importante avere tanta gente intorno che ti urla di non mollare. Avevamo aggiunto anche una nostra “soluzione”: una bevanda energetica Squame, a base gin tonic. Non per andare più forte, ma per restare dentro il gioco. Un modo per allungare quella linea sottile tra realtà e immaginazione, per continuare a sentirsi dentro la gara anche quando il corpo iniziava a dire altro. Per non far rompere quell’incantesimo proprio sul più bello.

Lungo il percorso c’erano anche cantine aperte e degustazioni offerte dal territorio. Non tutti si sono fermati - probabilmente - ma restano parte del racconto, magari per la prossima. I nostri ragazzi si sono messi alla prova, molti per la prima volta in un evento così, con un risultato semplice: sofferenza e divertimento.

Ed è questo che resta. Tanto che si parla già della prossima e si cercano nuovi eventi con lo stesso mood. Un altro weekend vissuto insieme, come gruppo prima ancora che come team.

Prossima tappa: Traka 360. La finzione continua. Racing Dreamers.

Parole e Fotografie: Fabio Conti

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